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Il dilemma di Immuni: la privacy è (quasi) ok, ma restano i dubbi morali

Finalmente Immuni, l’app sviluppata per il Ministero della Salute e destinata a monitorare in tempo reale il rischio di contagio da Covid-19, è disponibile per il download, quanto meno per i dispositivi Android e iOS più recenti e gradualmente sarà implementata nelle regioni italiane.

Come promesso tempo addietro in questo articolo, l’area tecnica di Globalsystem, società che da anni è leader nel settore della digitalizzazione a 360 gradi, ha finalmente potuto dare un’occhiata a Immuni. Alcuni dei tecnici però hanno deciso, dopo averne visto le caratteristiche, di non installare l’app…andiamo a scoprire il perché.

COME FUNZIONA IMMUNI

Il web è pieno di schede tecniche approfondite che in questa sede vi eviteremo, in generale però è utile sapere che, dal punto di vista della privacy, anche i tecnici di Globalsystem concordano tutto sommato con le valutazioni positive che si leggono in giro. In pratica, il tracciamento avviene attraverso il segnale bluetooth “low energy” a cui è associato un codice del tutto casuale generato da ogni telefono; dal codice è impossibile risalire all’utilizzatore, l’app non geolocalizza il telefono tramite GPS, non chiede alcuna generalità ma soltanto la città di residenza. In caso di contagio avvenuto, dopo aver proceduto con il normale protocollo (e cioè contattare per prima cosa il medico di base), il codice personale casuale viene caricato (attraverso chiavi crittografate) su un server dal quale, periodicamente, le chiavi crittografate vengono scaricate dall’app, decriptate e confrontate con i con i nostri codici casuali. A questo punto se l’app trova un codice casuale di un contagiato con il quale siamo venuti in contatto, verifica la durata della potenziale esposizione e la distanza del contatto, calcolando le probabilità di un potenziale contagio e segnalandolo con un avviso.

NESSUNO È PERFETTO, MEN CHE MENO IMMUNI

In linea di massima dunque la nostra privacy, intesa come possibilità di diffusione dei nostri dati personali, non correrebbe alcun rischio, tuttavia da un’analisi preliminare qualche problema sembrerebbe affliggere Immuni, quanto meno in questa prima versione rilasciata.

A parte i problemi legati ad una grafica di concezione leggermente sessista, facilmente rimediabile, si segnala la necessità, dovuta a imposizioni di Google e Apple, di avere la geolocalizzazione comunque attiva per poter sfruttare il Low Energy Bluetooth, anche se Immuni poi dichiara (e non ci sono motivi per dubitare di questo) di non usare questi dati. Si tratta però di una scelta limitante sia per la batteria sia per l’immagine dell’app.

Da un punto di vista prettamente tecnico poi risulta abbastanza grave anche il fatto che supporti SDK, ovvero kit di sviluppo, “troppo bassi”, per i quali esistono vulnerabilità conclamate legate al bluetooth, ma per questi aspetti sarà possibile, se interessati, chiedere ulteriori informazioni contattando i consulenti di Globalsystem.

Ma al netto dei preconcetti, delle bufale che già girano sui social sotto forma di catene di Sant’Antonio e che invitano gli utilizzatori dell’app a cancellare dai contatti chi non la vuole utilizzare (cosa oggettivamente senza senso), resta un aspetto da valutare, ossia la moralità del contact tracing, anche se totalmente anonimo come in questo caso.

TRACCIO O NON TRACCIO, QUESTO È IL PROBLEMA!

Il dilemma morale sull’utilizzo della tecnologia del contact tracing è un problema esploso in queste ore soprattutto negli USA, a Minneapolis, in piena rivolta sociale a seguito della barbara uccisione di George Floyd nel corso di una violenta procedura di fermo con soffocamento.

Secondo la stampa americana (fonte), lo stato del Minnesota starebbe utilizzando la tecnologia del contact tracing per monitorare gli assembramenti dei manifestanti ed inviare così in modo chirurgico le forze di polizia per disperderli. È evidente che in questo caso la protezione dei dati personali non è sufficiente per “assolvere” questa tecnologia; come molti strumenti nati per altri scopi infatti, generalmente pacifici e destinati al bene comune, anche in questo caso una deviazione dagli obiettivi originali rischia di trasformare un’opportunità in un bieco strumento di controllo delle masse. Si tratta di un’ipotesi francamente inaccettabile per una grande democrazia come quella americana, nonché ovviamente per l’Italia (dove però, è bene ribadirlo, nulla di tutto questo è stato mai segnalato).

Cosa fare dunque di Immuni? Chi scrive, e lo rende noto per puro spirito di cronaca, ha installato l’app senza pensarci neppure tanto, perché è abituato ad anteporre il bene comune a quello personale; tuttavia, l’installazione non è affatto obbligatoria e non ci sentiamo minimamente di giudicare chi, con motivazioni valide, deciderà di non installarla. Ad oggi i dati della pandemia sono ogni giorno sempre più positivi, magari nel prossimo futuro non sarà necessario un monitoraggio così capillare della popolazione, ma nel frattempo la scelta resta comunque vostra, autonoma ma soprattutto libera.

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