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Un corso di laurea per diventare influencer? Ecco perché potrebbe essere una buona idea

In questi giorni leggiamo critiche e prese in giro di tutti i tipi rivolte alla decisione, da parte dellʼuniversità telematica eCampus, di attivare un corso di laurea per diventare “Influencer“.

Tuttavia, non ce la sentiamo di accodarci a questo scontato coro di indignazione anche perché, se è vero che il mondo dei social è costellato da cialtroni che si spacciano influencer, ci sono anche realtà molto consolidate che generano fatturati non trascurabili, a partire da Chiara Ferragni in giù.

Come ogni argomento dunque, anche questo va affrontato in modo serio e costruttivo, senza preconcetti o condizionamenti.

Influencer non significa “Social accattone”! 

L’idea più comune e scontata riguardo alla categoria degli “influenzatori” social li vede come un esercito di accattone pronti a vendersi un rene per un like o un cuoricino, disposti a mendicare ogni piccolo omaggio da parte di brand famosi pur di poterli mostrare nei loro post. Ma se questo quadro non certo idilliaco rappresenta per lo più le storie messe alla berlina sui giornali tradizionali, la realtà legata al mondo degli influencer è ben diversa.

Lo studio maniacale sui contenuti

Alla base del successo social misurato in milioni di follower c’è infatti nei casi più eclatanti un maniacale studio sui contenuti da creare, non certo improvvisazione e semplice desiderio di apparire. C’è cura per i particolari, mezzi tecnici all’avanguardia e un costante aggiornamento, insomma un ecosistema di livello che ha anche un costo non indifferente. E la differenza si vede a occhio nudo!

Il nostro consiglio, per chi vuole considerare di trasformare la propria vita in una vetrina pubblica, è quello di cominciare dalla qualità dei contenuti prodotti specializzandosi al contempo in un settore, perché è vero che ad esempio il trash fa spesso numeri da capogiro, ma è altrettanto vero che la stagione del trash solitamente ha breve vita, è passeggera e di certo non verrà ricordata negli annali se non da qualche particolare cultore.

Ecco perché secondo noi lo studio delle nuove tecniche di comunicazione, affiancate ad un piano di studi di stampo più “classico” indispensabile per fornire il necessario background culturale, non può che essere d’aiuto all’aspirante influencer, sia nel campo della moda sia in altri settori, come il food, la divulgazione scientifica ecc.

Per ulteriori informazioni e per comprendere più da vicino il potenziale dei social media, potete contattare la nostra web agency G:Cube

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