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Il piano editoriale, questo sconosciuto

Il piano editoriale, nonostante il nome altisonante che indubbiamente incute timore e reverenza nel cliente che ne sente parlare, ad oggi rappresenta uno dei più grandi misteri della comunicazione.

Chiunque oggi volesse contattare qualcuno, un professionista o un’agenzia, a cui chiedere un preventivo riguardo alla gestione della comunicazione aziendale, potrebbe trovarsi davanti a diversi scenari che oggi proveremo ad elencarvi.

  1. Il “cuggino” improvvisatore – Quella del “cuggino” tuttofare è una figura ormai mitologica, per fortuna in lenta regressione ma pur sempre presente a far danni online e offline. In generale in questa situazione il piano editoriale solitamente non è neppure contemplato, anche se in sparuti casi possono presentarsi episodi di cugini (o altri parenti) davvero bravi, magari perché formati e competenti nel settore richiesto; tuttavia, resta sempre da valutare il rapporto qualità/prezzo che chiedete al povero cugino. In parole povere, se non gli date neppure un quattrino, anche un bravo cugino potrebbe trasformarsi in “cuggino”!
  2. Il re delle “supercazzole” anglofone – Qui saltiamo di livello, perché ci troviamo di fronte ad un esperto/a non di comunicazione, ma di parole inglesi legate al mondo della comunicazione utilizzate per impressionare (e poi confondere) il cliente. Tra un “engagement” e uno “storytelling” tirati a caso nel discorso, tra un “brand awarness” e una “call to action”, nelle mani solitamente resta molto poco di concreto legato all’effettivo piano editoriale. Ma è comunque un momento cool!
  3. Il riciclatore seriale. Ancora uno step superiore per l’azienda o il professionista che il piano editoriale ce l’ha, ma è sostanzialmente sempre lo stesso, con gli spazi bianchi da riempire con il nome del cliente di turno. Il lavoro fu fatto una volta, tanto tempo fa. Perché perdere ancora tempo e aggiornarsi? Va bene per tutti dai!

Insomma, la giungla legata al mondo della comunicazione aziendale e istituzionale è ancora molto fitta. Pensare che in fondo, per un buon piano di marketing, non serve chissà quanto tempo! Soltanto quello giusto da dedicare ad un cliente come segno di rispetto e impegno. Basta cioè fare un’analisi preliminare dell’attuale posizionamento online, sia dal punto di vista SEO sia della reputazione Social, individuare il target medio dell’azienda, verificare quali sono i punti di forza e di debolezza, opportunità e minacce (Analisi SWAT) e preparare così una strategia di “attacco” comunicativo.

Un lavoro chiaro, trasparente e necessario. Un lavoro che G:Cube ad esempio fa ormai da anni, grazie ad un team di professionisti preparati e sempre disponibili.

N. B. nessun cugino è stato maltrattato nel corso della stesura di questo articolo!

 

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