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Instagram, i “like” nascosti e la guerra sacra contro gli influencer

La notizia degli ultimi giorni in ambito social media è senza dubbio la sperimentazione che Instagram ha avviato in Canada e che adesso sta arrivando anche in Europa, ossia la scomparsa del contatore dei like.

Immediatamente la notizia è stata interpretata come il primo tentativo di far scoppiare la bolla degli influencer, quelle persone più o meno famose che con i like (visibili) in fondo ci campano, o per lo meno vorrebbero provare a camparci.

Premettiamo che in realtà la sperimentazione prevede sì la scomparsa del contatore dei like pubblici, ma ogni utente avrà comunque la situazione sotto controllo; l’obiettivo è più probabilmente limitare l’effetto “trascinamento” dei like (“ne ha tanti, sicuramente va di moda, lo metto pure io senza neppure guardare il contenuto!”) e stimolare invece le interazioni e l’effettiva fruizione dei contenuti.

Provare a dare “sostanza” all’apparenza di Instagram è una sfida difficile ma questo passo, davvero coraggioso, può davvero segnare l’inizio di un’inversione di tendenza; visto che gli algoritmi di visualizzazione dei contenuti non sembrano esser stati modificati, è evidente che per funzionare bene, un contenuto deve essere comunque visualizzato e apprezzato, senza però avere a sostegno la golosa vetrina dei like.

Questo potrebbe dunque incidere nella qualità dei contenuti condivisi, aumentandone il livello e limitando al minimo spam, clickbaiting e bufale.

Non una “guerra sacra” contro gli influencer dunque, ma più che altro un invito a migliorarsi e a proporre contenuti sempre diversi e originali, con l’obiettivo di migliorare la piattaforma.

Quella del “nuovo” Instagram è una scommessa che ci sentiamo di affrontare proprio perché, grazie alla filosofia di G:Cube, abbiamo sin da subito dato priorità alla qualità dei contenuti, immaginandoci che alla lunga proprio la qualità paga sempre.

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